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Sono spiacente, ma a Sanremo preferisco Ballarò

18 febbraio 2009

Paolo Bonolis Potrebbe sembrare una frase retorica e forse anche un po’ bacchettona e, probabilmente lo è. Ad ogni modo io, anche quest’anno non seguirò il Festival di Sanremo, come è ormai mia consuetudine da un po’ di tempo a questa parte.

Quest’anno, a maggior ragione, non lo farò e non solo per la solita ormai consolidata serie di motivi che vanno dalla follia dei compensi milionari a conduttori, ospiti, figuranti e partecipanti, alla beffa dei soliti ultranoti che possono permettersi di cantare solo in occasione del festival della città dei fiori, ma soprattutto per una questione di rispetto nei confronti di tutti coloro che nei prossimi mesi o addirittura nelle prossime settimane cominceranno ad annaspare per arrivare a fine mese o addirittura perderanno il proprio posto di lavoro.

Sembra che in Italia il problema della terribile crisi economica che stiamo attraversando debba essere posto assolutamente in secondo piano (ma direi anche in ultimo, se non addirittura sotto terra). Per questo motivo è a dir poco irritante che gran parte del denaro pubblico (il festival non si regge solo sul contributo degli sponsor) invece di essere impiegato per tamponare gli ormai gravissimi problemi che affliggono il mondo del lavoro nel nostro paese, debba essere “bruciato” (non trovo altra adatta definizione) in cinque giornate di intrattenimento.

No agli ammortizzatori sociali, si ai compensi milionari. Bonolis mira all’audience e, addirittura, nella prima serata di apertura gioca la carta Benigni che, da grande anfitrione qual è raccoglie volumi di ascolti da record. Eppure nonostante il Robertone Nazionale, questi ultimi, seppur consistenti, non riescono a superare quelli del precedente festival sempre condotto dal medesimo presentatore ben 3 anni fa. Questo può voler dire qualcosa, anche se Del Noce già proclama il successo, dimenticando che il termine di paragone dell’anno precedente è assolutamente improponibile dato il flop planetario del Baudo nazional popolare.

Per quanto riguarda poi la gara, le giurie, il televoto e quant’altro ad esso collegati, da bravo informatico non posso non nutrire forti perplessità su tutto il perverso meccanismo che da anni viene spacciato come frutto della volontà popolare (e non del benvolere delle case discografiche).

E ieri sera a Benigni ho preferito Crozza nel suo cappello di apertura a Ballarò: sono rimasto anch’io con le lacrime agli occhi, ma non solo dal ridere purtroppo.

Maurizio Crozza a Ballarò del 17 febbraio 2009
4 commenti Lascia un →
  1. 19 febbraio 2009 17:55

    Io rappresento la volontà popolare del festival :) ed ho deciso di riascoltare in questi giorni i…. Deus Ex Machina e nell’ordine i seguenti dischi (tutti rigorosamente passati al Festival negli scorsi anni!!):
    - Gladium Caeli | 1990/1991
    - De Republica | 1994
    - Equilibrismo da insofferenza | 1998
    - Cinque | 2002

    Per il resto credo che ci siano tanti i modi per buttare via soldi, uno ad esempio è comprare tecnologia/materiali/macchine etc. approfittando del dollaro favorevole per svecchiare la pubblica amministrazione. In superficie penso ai semplici computer, in profondità agli strumenti medico-diagnostici. E chi ne ha più ne metta.
    Ora torno a piangere.
    .:.

  2. 19 febbraio 2009 19:34

    Per svecchiare la pubblica ammnistrazione è necessario senz’altro un rinnovo, però io non comincerei dal parco macchine … ;-)

    Per quanto riguarda le lacrime, io ho terminato i fazzoletti. Domani chiamo il signor Kleenex e me ne faccio mandare due tir; se gradisci ne cedo volentieri uno :-P

  3. 19 febbraio 2009 19:38

    Un tir non si rifiuta mai :D
    .:.

  4. 19 febbraio 2009 22:00

    …naturale, con quello che costa il trasporto su gomme in Italia :-P

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